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Colli Euganei - naturalmenteveneto

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itinerari

I COLLI EUGANEI   
(testi di Carlotta Fassina, se utilizzati si raccomanda di citare la fonte)

I Colli Euganei sono dei rilievi che non superano i 600 metri (escluso il Monte Venda di circa 601 m), situati a sud-ovest di Padova e a 60 km da Venezia. Osservando un’immagine satellitare appaiono quasi in continuità con i Colli Berici e le propaggini digitiformi dei Monti Lessini vicentini; nonostante siamo abbastanza diversi rispetto a questi, per genesi e per caratteristiche, per molti animali mobili come uccelli e mammiferi e per diverse specie botaniche, questa continuità è certamente presente, nonostante le frammentazioni dovute alle strade e al tessuto urbano e industriale che si frappongono.
I Colli Euganei vantano il fatto di essere inseriti entro i confini del Parco Regionale dei Colli Euganei, primo parco veneto istituito nel 1989, per una superficie di 18.694 ettari.
Rappresentano quindi un ottimo luogo di attrazione naturalistica, culturale e storica per chi si trovi a soggiornare in Veneto, a Padova, a Venezia, per lavoro o per svago, anche grazie alla presenza delle rinomate e salutari Terme euganee.

ESCURSIONI SUI COLLI EUGANEI

Organizziamo escursioni entro il Parco regionale dei Colli Euganei, anche con interprete di lingua tedesca.
Le mete possono essere calibrate sugli interessi dei visitatori o turisti, privilegiando gli aspetti botanici, faunistici, paesaggistici e culturali e sul tempo a disposizione per l'escursione.
Per proposte dettagliate e preventivi contattare il numero 340 1392002 o scrivete a naturalmenteveneto@gmail.com

LA GENESI

Per molti secoli gli studiosi italiani ed esteri, che visitavano i Colli Euganei per ragioni di studio, attratti dall’antichissima e brillante Università di Padova, videro per la genesi di questi rilievi o un’origine marina, in virtù delle rocce sedimentarie ivi presenti, o un’origine vulcanica, per via dei basalti e delle trachiti e rioliti utilizzate già dagli antichi Romani per acquedotti, monumenti e altri manufatti.
Entrambe le correnti di pensiero si rivelano oggi corrette, ma il sollevamento delle colline e quindi degli originali fondali marini trasformatisi in rocce sedimentarie, fu dovuto a due episodi vulcanici, avvenuti tra l’Eocene superiore e l’Oligocene inferiore, in un momento di grandi spinte tettoniche  per effetto dello scontro tra la placca africana e quella euroasiatica che stava portando alla nascita della catena delle Alpi.

Furono quindi i magmi e le lave che, infilandosi tra le discontinuità di strato, sollevando, spaccando, erompendo e ricoprendo, portarono inizialmente ad una situazione di isolotti in mezzo a un mare da lungo tempo più caldo dell’attuale. Fasi alterne di trasgressioni e regressioni marine e i caratteri sempre più di piana alluvionale del tavolato compreso tra Alpi ed Appennini, portarono purtroppo alla scomparsa definitiva del mare ed alla necessità, per i poveri padovani di oggi, di doversi spingere verso est, verso il veneziano, alla ricerca del più vicino mare capace di liberarli dalla calura e dell’afa estiva.



LE TERME BENEFICHE

Ai piedi delle colline euganee, soprattutto nella zona di Abano, Montegrotto, Battaglia e Galzignano, ma anche in piccole fonti sparse, a volte di antica origine e protette da divinità oggi perdute, si trovano le meravigliose e benefiche acque termali. Sia pure dall’odore che fa un po’ arricciare il naso, di cloro e zolfo, sono di certo un toccasana per la pelle, le vie respiratorie, la circolazione, le infiammazioni articolari.
Le acque delle terme euganee sono clorurate alcaline, in particolare clorurato sodiche e fuoriescono dai pozzi di estrazione ad una temperatura compresa tra gli 85°C di massima nella zona di Abano e i 40°C di minima nella zona di Battaglia-Galzignano.
Si tratta di acque abbastanza ricche di sodio e cloro, segno della loro “maturità”, dovuta a una lunga permanenza sotterranea. Le analisi idrogeochimiche e le ricerche sugli isotopi stabili dell'ossigeno (studi di Piccoli e Dal Piaz a partire dal 1976), hanno posto ad una altitudine di circa 1500m s.l.m la quota approssimativa di infiltrazione delle acque meteoriche che originano le acque termali. Tali acque, penetrate nelle fessure delle rocce montane, percorrono la pianura padana in profondità, assestandosi al di sopra di un antichissimo strato impermeabile, il basamento cristallino; giunte in prossimità dei Colli risalgono verso la superficie in corrispondenza di linee di faglia e a causa dello sbarramento rappresentato dalle radici vulcaniche euganee (rocce magmatiche, non magma attivo!). Purtroppo la loro risalita verso la superficie non è quasi mai spontanea, come lo era invece un tempo, perché il sempre più intenso emungimento da parte dei complessi termali, ha abbassato la falda di acqua termale al punto che per estrarla servono trivellazioni profonde e pozzi di captazione.

Numerose sono oggi le piscine e i servizi di wellness forniti dagli alberghi del bacino termale euganeo, con una buona differenziazione delle proposte e dei costi.

IL MUSEO GEOPALEONTOLOGICO DI CAVA BOMBA

Forse non adeguatamente valorizzato, il Museo Geopaleontologico di Cava Bomba è un gioiello che merita sicuramente almeno una visita di due ore. È ospitato entro strutture produttive di archeologia industriale, destinate alla produzione di calce viva e successivamente di calce idraulica, attive dalla fine del 1800 fino al 1974, anno di chiusura del complesso. Si tratta di una serie di edifici realizzati in pietra locale e mattoni, tra cui due magazzini di cui uno è attualmente la sala espositiva principale del museo e l’altro la sala mineralogica, un edificio di servizio e abitativo con porticato (che ospita la collezione Nicolò Da Rio, una saletta mineralogica e la mostra degli strumenti per la lavorazione della trachite), due frantoi in ferro e tre fornaci per la cottura della pietra calcarea e calcareo-argillosa per la produzione di calce e calce idraulica.
All’interno della sala principale si trovano i fossili più rappresentativi dei Colli Euganei ed alcuni di provenienza estera, ma coevi di quelli dei Colli. Assolutamente particolare è la sezione di fossili rinvenuti nella cava di calcare che sta alle spalle del museo in uno strato ben definito di età cenomaniana superiore (92 milioni di anni fa), formatisi in condizioni di scarsa ossigenazione e comprendenti resti di pesci, denti e qualche  vegetale.
Alle spalle del museo la cava si arricchisce di un percorso geopaleontologico con le principali rocce euganee e di un sentiero che risale il Monte Cinto fino alla bellissima cava di riolite colonnare, che merita senza dubbio una visita per la sua spettacolarità, per procedere verso l’affioramento mozzafiato del Buso dei Briganti, che richiama storie di brigantaggio, miseria e milizie della metà del 1800, e ridiscendere al passo di Fontanafredda.

Visita guidata ed escursione
Disponiamo di una guida che è esperta della collezione del museo e che può accompagnare lungo il sentiero del Monte Cinto per mostrarne gli aspetti geologici, ma anche floristici, data la ricchezza di fioriture di pregio tra cui diverse specie di orchidee, e ornitologici. Su richiesta la spiegazione può essere in lingua francese o tedesca.


FLORA E FAUNA


Passeggiando lungo i sentieri delle colline euganee si incontra una notevole varietà di ambienti vegetazionali che dipendono dall’esposizione e dalla pendenza dei versanti e dal tipo di suolo localmente presente, ora a matrice calcarea o calcareo-argillosa, ora vulcanica con la differenziazione e/o gradazione tra rocce cosiddette “acide” ad alto contenuto di silice, come le rioliti, e rocce cosiddette “basiche” a basso contenuto di silice, come i basalti.
Si passa così da situazioni a microclima fresco, tipiche dei versanti esposti a nord, con presenza di relitti glaciali come l'epimedio alpino (Epimedium alpinum) e la salvia vischiosa (Salvia glutinosa), ai boschi a substrato vulcanico a castagno (Castanea sativa), ai quelli termofili a roverella (Quercus pubescens), fino ai prati assolati su roccia calcarea, i vegri, il cui fiore simbolo, per il suo areale esclusivo in Italia rappresentato dai Colli Euganei, è la ruta patavina (Haplophyllum patavinum).
In conseguenza di questa differenziazione ambientale e climatica, anche le specie animali più specialiste trovano la loro collocazione. Così tra il folto delle macchie arbustive a terebinto (Pistacia terebintus), scotano (Cotinus coggygria), ginestra e marruca (Paliurus spina-christi), degli ambienti assolati, cantano l’occhiocotto (Sylvia melanocephala)  e lo zigolo nero (Emberiza cirlus), mentre nei prati e tra i sassi strisciano o si celano la lucertola campestre (Podarcis sicula), il ramarro occidentale (Lacerta bilineata), il biacco (Hierophis viridiflavus) e in estate lo schivo succiacapre (Caprimulgus europaeus), che nidifica a terra e di notte sorvola gli spazi aperti.
Sono pochi i boschi maturi sui Colli Euganei, a causa dell’intenso sfruttamento passato (e di certe pratiche di taglio a ceppaia ancora attuate) che ha spogliato ampie superfici boschive favorendo la comparsa di specie pioniere come la robinia ed eliminando quasi tutti i testimoni del passato, i grandi alberi secolari. Nelle cavità dei pochi grandi castagni sopravvissuti al cancro corticale e agli abbattimenti, nidifica l’allocco (Strix aluco) e trovano rifugio il ghiro (Glis glis) e pipistrelli forestali. Sulle chiome più alte nidifica qualche coppia di falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), lodolaio (Falco subbuteo) e sparviere (Accipiter nisus). Se durante l’estate le chiome frondose degli alberi proteggono dalla calura, è prima dello schiudersi delle foglie che il sottobosco si ammanta dei fiori più belli, dal bucaneve (Galanthus nivalis), alla scilla (Scilla bifolia), al dente di cane (Erythronium dens-canis), all’erba trinità (Hepatica nobilis).

Le pareri rocciose più impervie, come quella naturale in quarzo-trachite alcalina di Rocca Pendice o quelle offerte dalle ex cave, accolgono piante di pregio come la felce Asplenio (Asplenium foreziense), la rondine montana (Ptyonoprogne rupestris), qualche rarissimo picchio muraiolo (Tichodroma muraria) e passero solitario (Monticola solitarius) e il re dell’aria, il falco pellegrino (Falco peregrinus).
Rare le pozze d’acqua in “quota”, luogo elettivo per la riproduzione dell’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), del rospo comune (Bufo bufo), delle rane e di qualche libellula.
I vegri e i margini dei sentieri sono l’ambiente ideale per svariate specie di orchidee che cominciano a fiorire a marzo per terminare in autunno inoltrato, tra cui l’orchidea bruno-verde (Ophrys sphegodes), il giglio caprino (Anacamptis morio), l’orchidea farfalla (Anacamptis papilionacea), la cefalantera bianca (Cephalanthera longifolia), il viticcino autunnale (Spiranthes spiralis) (cfr. www.lipupadova.it).


Per cercare le principali piante dei Colli Euganei, aiutandosi nell'identificazione con una facile chiave dicotomica, consigliamo il "Sistema informativo sulla flora vascolare dei colli euganei" del progetto Dryades dell'Università di Trieste, realizzato in collaborazione con l'Università di Padova


 
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